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Lost In Florence.

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(dis)avventure di una milanese catapultata nella provincia Toscana

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Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei? 25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo

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sabato, 11 luglio 2009

how soon is now?

next monday, the 13th of july @ Velvet, Rimini.

Medusa arrivoooo.

un'altra spina tolta da: kaktus alle 14:44 | link | commenti |
migrazioni, desideri del kaktus, canzoni del kaktus

mercoledì, 08 luglio 2009

PS (effetto particella di sodio)

Questo spazio sembra ormai vuoto perchè si sono trasferiti tuuuutti su facebook.

Anche qui, in questo paesino buco di culo, casalinghe, anziani, mezze seghe, tutti su facebook, ci vediamo su facebook! qual è il tuo contatto! facebook, facebook, facebook.

E, dopo mesi, aaaaanni di resistenza, in quanto mezza sega, ci sono entrata anche io, per ora timidamente...

In effetti, facebook fa l'effetto Carramba, ho ritrovato gente che non sentivo più da quando sono andata via da milano (cioè, praticamente tutti...).

Per ora sperimento...ma so che a breve mi sarò rotta le palle perchè

non posso dare libero sfogo alla mia nutrita logorrea.

un'altra spina tolta da: kaktus alle 20:45 | link | commenti (2) |
migrazioni

sabato, 10 gennaio 2009

Fuga.

Crema, deodorante, vestiti a casaccio, lettore mp3, hard disk, occhiali da sole, sciarpa, borsa anatra, e bronchenolo, via si va...verso il mare.

Levarsi di culo per poco, ma tanto basta.

Tanto da leggere ce l'ho.

Ci sentiamo quando torno...

Medusa arrivooooooooooooooo.

un'altra spina tolta da: kaktus alle 14:49 | link | commenti (5) |
migrazioni, desideri del kaktus, amici del kakatus

giovedì, 08 gennaio 2009

La potenza del Seki

Eccoci, sono armata, tachifludec e bronchenolo.

Non so come mai leggo ancora i bugiardini, il mio approccio è il seguente:

dimezzo le dosi consigliate e mi appassiono nella lettura degli effetti indesiderati.

Che poi sono un mistero questi medicinali, se leggo cosa c'è dentro al Bronchenolo, fondamentalmente ci sono edulcoranti, alcool e saccarosio, poi una roba con un nome incomprensibile che dovrebbe essere il famoso principio attivo.

Ma tutto è aleatorio.

Mi ricordo l'anno scorso, da mesi avevo programmato di andare a Berlino con l'amica Medusa.

2 giorni prima, senza preavviso, in perfetta linea con le leggi di Muphy, mi viene una tosse canina, secca.

Paranoia.

Dovevamo andare in ostello, camere da 8 letti.

Vado in farmacia e dico alla farmacista: " mi dia lo sciroppo più potente che ha per placare la tosse, subito!".

Mi porge questa confezione anonima con scritto sopra "Seki".

Nome che mi ispira subito simpatia e innata fiducia.

Bene, prendo e porto a casa.

Arriva la fatidica prima notte in ostello.

Accanto al nostro letto a castello c'è un tipo, un ragazzetto canadese, la nostra vittima.

Solitario, lettore filosofico di Max Weber (perchè quando siamo arrivate in camera, lui non c'era e ci siamo fatte un po' di cazzi suoi, avendo lui lasciato libro, zaino e calzini al plutonio sul suo letto, ma senza frugare eh? siamo persone serie).

Arriviamo la sera che lui sta già dormendo, per non svegliarlo decido di accendere il faretto ikea che ho al lato del mio letto, eseguo..."uhaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, nooooooooooooooooooooooo", ommerda, il faretto puntava diretto su di lui, e si sveglia urlando.

Io come una brava degente, prima di andare a dormire, prendo la dose del mio Seki (un bicchierino).

Poi mi metto orizzontale, appena mi sdraio, mi assale quel famoso raspino in gola, come avere un pezzo di cartavetrata in gola, e comincio a tossire, di tosse canina, cerco di tossire in silenzio, la temperatura della testa sale a 50 gradi, mi metto sotto le lenzuola, con la faccia dentro al cuscino, sto per soffocare, ma continuo a tossire.

Prendo un altro bicchierino di Seki e mi addormento.

La mattina dopo, stessa scena, risveglio con tosse canina e tentato autosoffocamento per non svegliare il pupo.

Serata successiva, dopo svariate birre, stessa procedura, solo che ora la camerata è praticamente piena di estranei che dormono beatamente ed io sono in paranoia, con questa tosse canina che mi porto appresso come uno zaino. Ho paura del linciaggio. Alla fine in preda alla disperazione mi rompo i coglioni e mi attacco alla bottiglia del Seki. E lo bevo al vetro.

Mi addormento, faccio un bel sonno, beato. Solo durante la notte, sento qualche rumore e mi sveglio 1 minuto, poi mi riaddormento.

Mi sveglio come mai mi sono svegliata in vita mia, riposata, in sesto, precisa e la tosse va molto meglio.

Mi affaccio al piano di sotto del letto a castello, c'è la  Medusa con l'occhio sgranato da psycho incazzata nera, e mi fa : "hai sentito questa notte?".

"no, che cosa?"

"com'è possibile che tu non abbia sentito??? cadevano i muri, cazzo, c'era un gruppo di teste di cazzo, ragazzetti tedeschi ubriachi fradici che buttava giù le porte e batteva come un ossesso contro il nostro muro! Io ed il canadese ci siamo svegliati, io sono anche andata giù in reception, ma non mi hanno manco cagata, ma non hai sentito?!".

"no....".

Terza giornata, 13 ore di bicicletta crucca con freno a pedale: 14 tentati suicidi durante la frenata, da Alexander Platz, ci siamo fatte tutta Karl Marx Allee, poi deviazione all'East Side Gallery, da lì al distretto di Lichtenberg, poi Prenzlauerberg e ritorno al Mitte, roba da malate di mente, tutto a ritmo sostenuto perchè i tedeschi, diobono, sfrecciano come dei matti e se noi intasavamo la pista ciclabile, erano cazzi.

Torniamo in ostello, ed io sono una "rosa".

La tosse è definitivamente passata e sto da dio.

Da lì ho elaborato questa teoria: altro che stare a riposo quando si ha l'influenza, stressare il fisico, drogarsi di Seki ed andare a Berlino, la guarigione è assicurata.

PS oggi è il mio non-compleanno :)

 

Listening to: The Smiths- Unhappy Birthday

 

un'altra spina tolta da: kaktus alle 18:10 | link | commenti (9) |
migrazioni, esperienze di strada, giri del kaktus, le scoperte del kaktus, convivere con un neurone, deutsch kaktus

venerdì, 06 ottobre 2006

Lumi

Ed ecco comparire una nuova protagonista di questo reality, Luminitza, rumena, età presunta 37 anni.
Esaminiamo il suo curriculum vitae:

arrivata in Italia circa 2 anni fa, la sua prima esperienza di lavoro in questo progredito paese è stata la raccolta dei pomodori nel foggiano.
Orario di lavoro: dalle 6 alle 21.
Non le davano nè da mangiare nè da bere.
Paga giornaliera: 25 euro.
Un loro amico dopo aver preso la paga era scappato (l'unico modo per recidere il "contratto" di lavoro, le strette di mano sono un optional, e se ti ripigliano, probabilmente sei un uomo morto), per questo lei veniva terrorizzata tutti i giorni dalla Kapò (questa, vera) che sospettava che lei sapesse delle intenzioni del suo amico di "recidere il contratto di lavoro" e quindi l'aveva in odio perchè lei non aveva fatto la spia.
Dopo aver preso la paga anche Lumi ha deciso di "recidere" il contratto di lavoro, ed è riuscita a scappare.
Ora è in Toscana ed ha lavorato per diverse cooperative, lavorare al Serra Reality Show le sembra un paradiso.
Da 2 settimane soffre di terribili dolori di stomaco a regolari cadenze orarie: alle 10, alle 12, alle 16, alle 18: la usiamo come segnale orario.

un'altra spina tolta da: kaktus alle 13:13 | link | commenti |
migrazioni, serra reality show

domenica, 17 settembre 2006

Mi chiedo

mi chiedo se sono ancora in grado di guardarmi allo specchio avendo votato un partito che ha fatto fuoco e fiamme pur di fare quella schifezza dell'indulto (cedendo ai ricatti della destra).

mi chiedo se è lecito in un partito che una mozione si faccia la propria festa, come se fossero un partito dentro ad un partito, magari pure con le bandierine.

mi chiedo se mi pagheranno tra un mese visto che quella cooperativa sembra un posto di delinquenti e sento puzza di marcio.

mi chiedo qual è il limite tra il pietismo e la disponibilità, perchè ho sbagliato ad essere troppo disponibile con una mia collega facendomi scaldare il cuore dalla sua vita difficile e mi sono resa conto che lei ne ha approfittato.
Io non mi sono arrabbiata, l'ho compatita nel senso di "pietas" perchè quando ho fatto ritardo per recuperarla dall'altra parte della città e siamo arrivate al parcheggio lei non mi ha aspettata, è fuggita fuori dall'auto ed è corsa dentro, per arrivare prima di me.
Quando si è data a gambe levate, inizialmente sono rimasta interdetta, stavo per richiamarla e dirle "oh! che cazzo fai, mi telefoni alle 7 e 20 per venirti a prendere, io mi metto nella merda per pararti il culo ed ora tu corri via mentre io sto chiudendo la macchina?" poi, ho capito, che la disperazione non ti fa guardare in faccia a nessuno, sei nato e destinato a galleggiare, quindi è l'istinto di sopravvivenza che ti fa comportare così, mi sono fatta un sorriso amaro e lentamente mi sono avviata all'ingresso.
Ora però lei andrà col pulmann perchè la disponibilità è finita.
Continua a chiamarmi per chiedermi passaggi, il tutto non perchè non ha il pulmann ma perchè così paga meno il biglietto, mi dispiace, ma non è il giusto approccio, se vuoi venire con me mi paghi la benzina, la carità è sbagliata, è sbagliato perchè non c'è limite, pretende sempre di più, quindi invento scuse ma non la porto più.
Ho sbagliato io ad essere troppo disponibile.
E non è una questione di nazionalità, non cado in questi specchietti per le allodole, ce n'è un'altra, italianissima che ci prova allo stesso modo, anzi, Dana, chiede a me, io dico no, allora va da lei e riferisce "lei non dà a NOI passaggio, allora andiamo con pulmann".
Ecco, brave, andate col pulmann.
Le sciure albanesi arrivano tutte con una cinquecento, dividono la benzina e non pietiscono favori a nessuno.
Dignità & Correttezza

un'altra spina tolta da: kaktus alle 17:34 | link | commenti (2) |
autocoscienza, migrazioni, la politica del kaktus, serra reality show

venerdì, 15 settembre 2006

I nomi sono importanti

ulteriore post (immagino) lunghissimo sull'esperienza che sto vivendo sulla mia pellaccia.
Quoto in pieno il caro Mac quando dice che bisogna fare tesoro di ogni esperienza perchè anche un imprevisto, una cazzata o altro fa crescere.
La ragazza marocchina  non si chiama IRIZA ma Aziza, solo che siccome si è rotta i coglioni di dover scandire il suo nome tutte le volte e trovare facce basite, si fa chiamare per assonanza Eliza ma il suo nome è Aziza.
Di fatti, lì dentro tutti le chiedono come si chiama e poi fanno "vabbè, ti chiami Elisa, tanto è uguale".
Oggi sepreggiava la follia pura in quel posto: passata una settimana ora le bestiole che chiamo "ladies" si stanno lasciando andare ai più infimi istinti.
Sono sè stesse.
E siccome hanno tutte fame di lavoro (quelle nuove rimaste e quelle della vecchia guardia) sta diventando una lotta senza quartiere, tutte contro tutte.
Mi sento dentro un reality show.
Litigano in continuazione e non se ne può più, ho suggerito alle cape di fare una puntura di testosterone a 2-3 di loro per abbassare il livello di femminilità che le contraddistingue, ovvero: sbattere, sbattere in continuazione.
La tossica oggi era fuori come una mina.
Aggressiva, cercava la rissa.
Ad un certo punto non avevamo più i prezzi, 10 persone a cercare questi cavolo di cartellini da azzeccare alle piante, la tossica mi guarda, si tira fuori dalla tasca un pacco di questi prezzi e mi fa "ahahah, li ho tutti io, non li dò a nessuna, me li tengo tutti io".
Omamma.
Allora, con calma, come si parla ai pazzi le dico "su...dai....fai la brava....sìì buona....dagliene qualcuno anche a loro....dai...."
Si intenerisce e me ne dà qualcuno, io senza farmi vedere da lei li distribuisco e supplico di far finta di nulla e non creare ulteriori casini.
Poi parte il momento scurrile, battute addiaccianti sui cazzi ed i mazzi.
Non sono un'educanda ma dopo un po' basta, allora le guardo e sorridendo :"insomma, signore, contenetevi, siamo ad un tavolo di signore!Ladies.....!".
Risata generale e fortunatamente si cassano.
Roba dell'altro mondo.
Le ladies albanesi sono sempre le migliori, lavorano e stanno zitte.
Sono tutte molto gentili, poi ormai, mi hanno adottata, voglio stare sempre con loro!
Continuo ad attuare la "strategia AZIZA", grandi sorrisi e poche parole.
C'è Graziana, una 48enne laziale, fresca di divorzio ed ignorante come una zappa che non sta mai zitta.
Non la sopporto.
Le piglierei quella capa di cazzo inutile che tiene e le taglierei la gola con le forbici Ikea che tengo nella tasca dei pantaloni.
Parla sempre, fa battute inutili, non si fa mai i cazzi suoi, non ti molla.
E' una persona imbarazzante.
Con Aziza ci diciamo "Heya takallam kteer" ("lei parla troppo"), insomma, siamo riuscite a capire come metterci daccordo su questa frase, visto che quando le ho chiesto di tradurla non aveva capito che fosse riferita a quella scassacazzo e quindi mi fa "Inti takallam kteer?La" (= enti tskellem ktir?=tu parli troppo? no), "Ana,  la" (non io) e lei : "Heya Na'am" (lei sì).
Insomma, un arabo maccheronico ma qualcosina sto imparando.
La strategia Aziza non riesce a sortire effetti, manco la strategia disconferma funziona (ovvero, faccio finta di non aver sentito e ti ignoro) perchè ti richiama, ti tocca pur di essere cagata.
La detesto, il passo successivo è mettere in chiaro verbalmente un semplice concetto: "io non rompo i coglioni e non VOGLIO essere rotta i coglioni", penso che anche il suo minuscolo cervello riuscirà ad apprenderlo.
Kahlas!

un'altra spina tolta da: kaktus alle 21:44 | link | commenti (1) |
migrazioni, lavori del kaktus, serra reality show

giovedì, 14 settembre 2006

La strategia Iriza

Avrei tante cosucce da raccontare ma sono distrutta, stanca, stanchissima.
Stasera sono stremata non tanto per il lavoro ma per il chiacchiericcio continuo delle mie colleghe: una roba estenuante.
Parlano in continuazione, come se non riuscissero a muovere le mani senza muovere la bocca: non le sopporto.
Io attuo la "strategia Iriza".
Iriza è la ragazza marocchina, quella col velo.
Non parla mai, lavora sodo e se interpellata, risponde, concisa facendo un bellissimo sorriso.
Iriza è intelligente e piglia tutte per il culo.
E' anche molto bella.
Ha capito che io ho capito e quando oggi per 4 volte ha risposto seccamente ad una seccatrice che faceva domande inutili con : "sì-sì-sì-sì".
Mi ha guardata e m'ha fatto un sorriso d'intesa.
Quando finiamo le dico "Iriza, khalàs"= "Iriza, basta" e lei mi corregge "halàs" (la k è quasi impercettibile).
Quanto mi piacerebbe parlare arabo, è una lingua affascinante.
Sono stata adottata dal "clan delle albanesi", conosco tutti i loro nomi che pronuncio con un buon accento albanese: Vùle, Làke, Flutur (il mio nome preferito che significa "farfalla"), Beatrice e Asbìe.
Asbìe è quella con cui ho avuto lo screzio all'inizio, oggi voleva offrirmi il caffè ("vieni Elèna, caffè") ho capito che il suo modo di fare dipende dal fatto che non riesce molto ad esprimersi in italiano, non riesce a farsi capire.
Son ganze.
Mi hanno raccontato che sono arrivate tutte in gommone, come clandestine.
Làke è la più anziana, è arrivata 8 anni fa, dopo il marito, con i figli.
Ha pagato 5000 euro per il trasbordo.
Ora si sono comprati casa a Pescia, i figli sono sposati e vivono discretamente bene.
Ogni estate tornano in Albania con la Adria, a trovare i parenti.
Le sciure albanesi sono molto preoccupate perchè sono zitella.
Non concepiscono il fatto che alla mia età (anche se me ne davano 20...) io non voglia sposarmi: "ma quando tua mama e tuo babo non ci sono più tu sei sola, senza marito, senza figli...."
E' un pensiero semplice ma che non fa una grinza.
Mi rendo conto come culturalmente loro (idem per Dana, la rumena) siano equiparabili ai nostri immigrati meridionali e non di 40-50 anni fa.
La famiglia è un presupposto imprescindibile e naturale.
Mi hanno spiegato che l'integrazione culturale, i matrimoni misti sono impossibili per loro perchè non capiscono le donne italiane, troppo libere, prendono, lasciano, non sono serie (dicono) perchè non tengono a farsi una famiglia (obiettivo primario...), per questo il figlio primogenito di Làke si è sposato con la nipote di Beatrice.
Chissà da quale paesino albanese arrivano, ma del resto, anche i nostri immigrati arrivavano spesso da zone culturalmente arretrate e a Broccolino, di certo i figli degli italiani non si sposavano con americani, almeno per 2 generazioni non è stato così.
Ma ci arriveranno anche loro.
Dana mi sta un po' fracassando la minchia, oggi mi ha telefonato alle 7 e 20 chiedendomi di andarla a recuperare fino alla stazione grande di Montecatini (e che cazzo), non sono riuscita a dirle di no, ovviamente essendo in mutande, sono uscita alle 7 e 30 e mi ha telefonato 3 volte durante il tragitto per dirmi "presto, vieni, siamo in ritardo" .
E 'sti cazzi, lo so che siamo in ritardo, e se arrivo in ritardo anche io è per fare un piacere a te.
Insomma, il banco del mutuo soccorso ha chiuso i battenti.
Da domani si piglia il pullman e pedalare.
Le italiane, ovviamente braccia analfabete con cervello zero sono abbastanza pessime.
Stanno tutto il giorno a prendere per il culo la tossica.
Io me ne fotto, però oggi veramente non ce l'ho più fatta.
La tossica ogni ora si imbosca in bagno a fumare una sigaretta, lo fanno tutte, lei lo fa di più.
Hanno quindi pensato bene di chiamare la responsabile per avvertirla che lei era in bagno da un po', allora ho sibilato "ma farsi un'insalata di cazzi propri no, eh?".
"Ma nooo, è che siamo preoccupate, se si sente male..."blablabla.
Pessime, volgari.
Meritavano di essere degli aborti spontanei.
Flutur ha il diploma da ragioniera, lavorava in un ufficio in Abania, prendeva il corrispettivo di 100 euro al mese, impossibile vivere.
Anche oggi eriche a gògò.
Sto diventando ist"erica".

un'altra spina tolta da: kaktus alle 20:37 | link | commenti (2) |
avere trentanni, migrazioni, categoria xx, vita di provincia, lavori del kaktus, serra reality show

martedì, 12 settembre 2006

Sfide e sfighe.

Quando ho iniziato a lavorare all'autogrill e mi sono vista per la prima volta nello specchio con la divisa mi sono guardata negli occhi e mi sono chiesta : "sono davvero caduta in basso?"
Poi ho messo da parte lo snobismo perchè ogni lavoro è virtuoso e perchè l'ho preso con curiosità: vediamo cosa ne viene fuori e capiamo un po' il mondo.
E' strano, sarà una valvola di salvezza  ma quando faccio questo tipo di esperienze non mi sento coinvolta, cioè, guardo il tutto "da fuori", con distacco, come se non appartenessi al mondo che sto vivendo ma lo guardassi attraverso un vetro, come fosse un acquario.
E di fatti, anche se non sembra, il mio cervello lavora ed imparo molte  cose, come va il mondo, quello vero, non quello fatto di gente simile a te con cui ti fumi una sigaretta nella pausa studio parlando di massimi sistemi e crisi esistenziali.
Ogni lavoro che ho fatto l'ho preso con un approccio sociologico-pedagogico e perchè no, anche antropologico.
E, non riesco a farne a meno, politico.
Contratti, rapporti di lavoro, straordinari, diritti, doveri.
Ora penso che a breve imparerò i canti degli schiavi afroamericani di "radici" perchè siamo a questi livelli.
Avevo già lavorato in una cooperativa, A Milano, in Fiera, facevo la "tornellista", il lavoro era stupido, dovevo stare in piedi 4 ore senza muovermi, senza parlare, con la divisa (che mi sono pure dovuta pagare), stavo cioè vicina agli ingressi della fiera, dove entravano i visitatori e se avevano problemi con l'inserimento del biglietto o volevano qualche informazione, dovevo assisterli.
Lavoro dequalificato, da studente o disperato, comunque da squattrinato.
I capetti, erano pazzeschi, guappi unti che ci squardavano camminando avanti ed indietro, guardandoci con sfida, occhi negli occhi.
La rivincita dei penultimi su (i presunti) ultimi.
Ed ora ci risiamo.
Le defezioni aumentano di giorno in giorno.
Oggi hanno mandato via con sgradevole sgarbo Flora, la signora albanese che dava il passaggio a Dana perchè si era sentita male in serra (50°C), aveva chiesto cortesemente di non starci perchè non ce la faceva, di essere messa a fare altro, e loro l'hanno umiliata, terrorizzata, l'hanno mandata in presidenza (e che siamo, a scuola?) dalla vecchia zoppa di merda, e le hanno detto di non tornare più perchè da quel momento lei era fuori.
Io sono in una situazione imbarazzante ed alquanto pericolosa, per qualche strano arcano, mi fanno fare la vice-kapò, le 2 caporali a turno mi chiamano, mi dicono cosa devo fare, mi dicono di prendermi 2-3 persone e gestirle, e fare.
Mi trovo a dare degli ordini a persone che o sono arrivate come me giovedì, o che sono lì da anni, straniere ed italiane.
Io disobbedisco, chiarisco ogni volta che quando si sono stufate di fare quello che stanno facendo, me lo devono dire che si fa un po' a turno.
Solo che se vengono fuori casini, si incazzano con me.
Il clan delle albanesi penso mi voglia tagliare la gola.
Le italiane mi guardano basite.
Dana, più sveglia di me, sta al gioco, ma so che lei sa.
E so che lei sa che a me, di darle degli ordini, di dirle io cosa deve fare, cosa che lei sa benissimo fare da sola, non me ne frega un cazzo.
E di fatti, tutte le volte, dò un ventaglio di possibilità di scelta su quale mansione svolgere.
Insomma, nelle migliori delle ipotesi a breve mi taglieranno le gomme della macchina, nella peggiore, la gola....
Ora che Flora non viene più, Dana la porto io, ma mi sa che sarà la prossima ad essere "nominata".
Ogni tanto ci fanno degli urli incredibili perchè capita di scambiare 2 parole, la vecchia zoppa di merda ci fa delle sfuriate incredibili, cazziatoni con quella voce da uomo che non è ma che, pare, vorrebbe essere.
Non sappiamo mai a che ora finiremo di lavorare, verso le 17  cominciano a girare le voci di corridoio ("dicono che oggi ci fanno uscire alle 18 e 30....."), quando sei là dentro, sei in una condizione di semischiavitù.
E te lo senti sulla pelle.
Ma te ne rendi conto solo quando esci da lì.
Quando ci sei dentro ti adegui.
Vivo uno strano dualismo, ogni tot mi viene in mente la convinzione di andare al più presto a parlare con la CGIL, poi però penso che potrei rovinare la vita a tutte le mie colleghe che di quel lavoro hanno davvero bisogno.
Poi mi si forma nella mente, un'immagine:
io che senza dire nulla, con passo calmo, mi avvio verso l'uscita, mi accendo una sigaretta, in mano ho una bottiglia, dò 2 tiri alla cicca, poi la butto dentro alla bottiglia piena di benzina e la lancio, alle mie spalle.
E la vecchia zoppa di merda, brucia.
Secondo una mia collega (forse l'unica raziocinante là dentro) delle 20 che hanno preso solo 2 rimarranno.
Molte vanno via, o vengono mandate via.
Io resisto, l'ho presa come una sfida (a BREVE termine) con me stessa, i miei e la vecchia zoppa di merda perchè lei mi aveva avvertita, me l'aveva detto "guarda non è il lavoro che fa per te, è un lavoro duro, non è lavoro per signorine universitarie...", tutti i giorni lei mi guarda con quella faccia di merda, e sembra che da una nuvoletta mi dica "ma cosa ci fai ancora qui?non te ne sei ancora andata?", ma io non mi arrendo vecchia zoppa di merda.

 

PS oggi è l'11 settembre ma non riesco a provare dolore, solo stupore e molto fastidio per il bombardamento mediatico.
Sono cinica?
Forse.
E' irrilevante.

un'altra spina tolta da: kaktus alle 00:05 | link | commenti |
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domenica, 10 settembre 2006

Storie

Oggi si parlava di Cuba con Katia, la cubana scambiata per marocchina (ma pensa te!) che ha 29 anni, ma sarà perchè è più piccoletta e magrina di me, ne dimostra sì e no 19.
Lei è venuta qui con "l'invito", può tornare a Cuba quando vuole, ma il biglietto costa 2000 euro e non ce la fa.
Ha molta nostalgia di casa, è qui da sola.
Le chiedo di Fidel, come la pensa lei.
Lei è fedele, difende Fidel, dice che in fondo lì, tutto è gratis, la scuola, gli ospedali, peccato che l'economia non vada molto bene... (un sottile eufemismo).
La colpa per lei, è degli americani, punto.
Le piace il suo paese.
Le chiedo dei "famosi" autobus cubani, come si chiamano... "autobus" fa lei.
"No" -le dico- "come si chiamano, in cubano".
"La guagua!!!!!" e se la ride.
Le chiedo della malattia di Fidel, che tutti lo davano per morto, e lei:
"sì, a Miami tutti festeggiavano MA non sanno che noi a Cuba abbiamo i migliori dottori del mondo, e Fidel sta bene".
L'italiano l'ha imparato un po' a Cuba (ma era un corso farlocco, mi fa capire), l'ha imparato da sola, in Italia, guardando la tv, leggendo, facendo le parole crociate e ascoltando la musica "ogni volta che c'era qualcosa che mi incuriosiva, andavo a vedere sul dizionario e poi, chiedendo e parlando con tutti".
E' davvero ganza Katia.

ieri ho avuto un piccolo scontro con una del "clan albanese" che mi ha strappato dalle mani un plateau di piante perchè non facevo come faceva lei.
Ho capito che con loro è il caso di darsi una calmata, lavorano lì da una vita, è giusto rispettare la "gerarchia" altrimenti tra una settimana mi tagliano le gomme della macchina.
Hanno dei nomi incredibili, una si chiama "Flutur", non so perchè ma mi fa impazzire questo nome, suona bene.
L'altra si chiama "Vu-lè" e diceva "Mamma mia, che concerto fantastico ha fatto Gigi D'Alessio ieri a Napoli, uhhh".
Son brave, si scherza anche con loro.
Anche "la ragazza col burqa" si sta un po' lasciando andare, ha fatto 2-3 sorrisi e poi lavora davvero di brutto e parla un italiano perfetto, senza inflessioni, deve essere in Italia da tanto tempo.
Il velo ha tante funzioni, una è quella di portacellulare, quando telefona infila il cellulare nel velo a livello dell'orecchio, così ha le mani libere.
Oggi era il compleanno di Massimo, napoletano verace, ci ha portato una teglia di pastiera; fantastica.

Diana è un casino di cittadinanze, ha il babbo italiano emigrato in Germania, lei è nata lì, la mamma è spagnola.
Ha mollato tutto per trasferirsi qui, si è innamorata di un tizio ed ora vive con lui: è felice.
E' stato un salto nel buio, ma per ora "Va tutto molto bene", mi dice.
Anche lei, ha 30 anni, ma ne dimostra una ventina.
Ieri abbiamo attaccato alle 14, ho chiesto a Dana se era riuscita a dormire un po', e lei: "sì, fino alle 6, poi sono andata in palestra" (a fare le pulizie, non certo a fare spinning).
Flora, la signora albanese che accompagna Dana al lavoro, mi spiega che la porterà sempre, e le dà fastidio che Dana si faccia problemi, che si vergogni a chiedere, ed insista per dividere la benzina, mi fa: " quando sono arrivata qui non avevo la macchina, un giorno mi sono sentita male e nessuno mi ha dato un passaggio", non trova giusto che quello ha subìto lei, lo subisca qualcun'altra.
Mentre pulivamo le rose Dana mi raccontava che suo marito, dopo sposati ogni giorno le portava una rosa, oggi (sorride) solo il giorno dell'anniversario.
"Dana, le rose costano un sacco, digli di regalarti una pianta, così le rose le avrai tutti i giorni!"
(ma non avrà il tempo di curarle....).
Mi racconta che sua mamma quando lei aveva 1 anno e mezzo è andata in un altro paese a lavorare e lei è stata allevata dalla nonna, la storia si ripete inesorabile, Dana ha un figlio, Mario Roberto, di 2 anni e, non gliel'ho chiesto, ma presumo che stia in Romania con la nonna.

Ora, sembra che si stia sempre a chiacchierare, in realtà si lavora sempre come muli.
Sia chiaro!

 

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