Lost In Florence.
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ennesima notte in sacco a pelo, perchè mi dovrei vergognare ma, ho la mia stanza così incasinata che non so dove iniziare per metterla a posto, ed infatti, ora, invece di farlo, scrivo...
Così, la sera mi prendono degli abiocchi incredibili, butto tutto in terra, mi infilo nel sacco a pelo sul letto e dormo.
Sinceramente non so più quale sia casa mia, anzi, ora come ora mi sento abbastanza una homeless.
Da questa casa sono fuggita, per non vedere, per non stare male.
Ci ritorno ora che siamo alla fine e sto male solo quando vado a trovarla all'hospice.
Sì, l'hospice, qui nella tristissima provincia di Pistoia c'è una struttura scandinava, è un hospice, non è un ospizio ma una casa, colorata, pulita, aperta, dove ognuno ha una propria stanza, con bagno, ed un letto per ospitare un familiare, c'è una cucina, un salotto, un bel giardino e tanti gatti, un ricovero specifico per malati terminali, dove personale preparato ti accompagna alla fine, alleviandoti il dolore, anzi, facendo in modo che tu non soffra.
E' un posto eccellente, del servizio sanitario nazionale. Pubblico.
A volte, proprio perchè vivo dove vivo, in un paese arretrato da molti punti di vista, imbarbarito, mi capita di stupirmi quando vedo queste oasi di civiltà, perchè penso che potenzialmente potremmo essere un paese evoluto se solo volessimo e se questo non fosse affidato solo all'impresa di singole persone illuminate o forse semplicemente persone che fanno il proprio lavoro, per bene.
Il resto del tempo l'ho passato in uno stato di semincoscienza, dormendo da Genosse la maggiorparte delle notti, sempre con la mia borsa-anatra.
Che vita è questa?
Una vita un po' confusa, sicuramente sospesa.
Mi chiedo spesso perchè tutte le volte che lui mi pressa dicendomi di andare a vivere con lui io non sia davvero così esaltata.
Prendo tempo.
E penso. Lo amo. Ma se davvero lo amo, perchè non voglio fare questo passo? (maronna, frasi da romanzo harmony, mi faccio venire il diabete da sola, o un po' di onco..)
Lo vorrei fare, ma ho paura di quello che mi troverei a fare e ad essere.
Forse io sono solo una grande immatura, ma c'è sempre una vocina, come un campanello d'allarme che mi frena.
Io di lui non mi fido, ecco. L'ho detto.
Ma non perchè penso che sia in cattiva fede.
Ma perchè penso, e una volta gliel'ho anche detto molto francamente, che mi ritroverei sulle spalle il peso del suo stile di vita, uno che si riempie la giornata di cose da fare, e delega agli altri le incombenze che lui ritiene secondarie.
Insomma, siamo al punto di partenza.
Prendo tempo, conscia che così, è una schifezza.
Nel frattempo mi sono anestetizzata con la politica...vabbè, politica...
Ore ed ore di discussioni su questo soggetto politico, su come fare un partito, sul gruppo dirigente che prende tempo (anche lui!) e così via.
Fino ad arrivare a Bagnoli, all'assemblea nazionale di Sinistra (ora anche Ecologia) e Libertà.
Già appunto, ma perchè non chiamarla anche Sinistra, Ecologia, Diritti, Laicità, Lavoro, Socialismo, Comunismo, Figa, Arcobaleno e Libertà...
Qui si prende tempo, appunto, baloccandosi con i capricci dei vertici.
C'era la voglia di linciaggio dei socialisti, c'erano i distinguo dei verdi, che loro, hanno una storia diversa da noi che siamo tutti di derivazione PCI (io il PCI l'ho visto morire ed ero ancora piccina...), invece loro, blablabla.
Ma andate a cagare.
C'era una base, calda, caldissima, e quando vi ricapita di trovarvi 2000 persone che chiedono una rappresentanza politica e vogliono partecipare attivamente, con proposte alla costruzione di un partito di sinistra, quando vi ricapita di trovare una base che chiede di essere interpellata direttamente su tutti i punti del percorso, e vi chiede di mettervi al servizio.
Appunto, forse è stato proprio questo che ha creato lo scollamento del vertice dalla base.
La richiesta di mettersi al servizio e non la delega, come accade nel partito fluido, ormai liquefatto, il PD.
La paura che ogni delegazione creasse dei distinguo dai quali si sarebbe instaurato un dibattito sui vari documenti che sarebbe durato giorni di assemblea.
La paura di perdere il controllo.
Credo che di fronte alla scelta di far parlare tutti, poi anestetizzare la platea con il messia Vendola per un'ora e poi tirare fuori un documento striminzitissimo in cui si danno 4 punti di percorso ma fondamentalmente ci sono ancora 5 partitini minuscoli che rimangono con i loro distinguo, ci sia di fondo la buona fede di chi capisce che bisogna essere inclusivi, e fare le cose con pazienza, ma anche un po' di cattiva fede.
Come sempre la mia relazione con Genosse ed il percorso politico di SeL hanno delle inquietanti analogie....
Il fatto è che trovo sempre delle sfaccettature ironiche, per non dire grottesche.
Come la fuga dei 5 dopo la lettura del documento, una vera e propria fuga, sotto le note di People have the power (una vera presa per il culo se si pensa che hanno deciso arbitrariamente loro e la base non è stata assolutamente presa in considerazione, molto vecchio stile, quando alle riunioni del PCI facevano parlare tutti, ma il relatore finale, il quadro, aveva già deciso il giorno prima, in pieno centralismo democratico), mentre la delegazione fiorentina (sempre incazzata e divisa, sempre stile guelfi e ghibellini, ce l'hanno nel sangue) e quella romana, cercavano di prendere la parola al microfono arringando la folla, che invece, me compresa, ha tutta votato il documento, per senso di responsabilità, altrimenti il partito ce lo facciamo da soli, ma siamo in grado? io no.
C'era questo, o nient'altro.
Meglio di niente.
E poi c'era la società civile che si sgolava dentro alla sala Newton, gridando partito partito, con interventi fotocopia, qui ed ora, subito.
Fuori, c'era l'intelligentia, in giacca e cravatta, in capannelli confabulanti.
Che fumava.
Anch'io fumavo, e tanto.
E in un'ennesima pausa caffè, torno e non ci sono più i capannelli che discutono di geometrie variabili e compagnia cantando, c'è una donna, con una divisa grigia, intenta a raccattare, di domenica pomeriggio, tutte le cicche di questi infantili bambinoni totalmente scollati con la realtà della vita ( e forse mi ci metto dentro anch'io quando partecipo a queste assemblee, con l'unica differenza, che io magari mi lavo meno la bocca con i distinguo ambientalisti ma le cicche di sigaretta le butto nel portacenere, e che cazzo), magari assunta in una cooperativa a 500 euro al mese, niente straordinari pagati, niente extrapaga per il lavoro domenicale, che probabilmente, nelle migliori delle ipotesi, ci guardava come marziani, nelle peggiori -e avrebbe fatto bene-tra sè e sè era pure di molto incazzata (ma guarda questa manica di scioperati, quanti discorsi inutili, intanto io devo tirare la baracca, mio marito è disoccupato e non ho soldi per comprare i libri di scuola ai figlioli).
Ma il più bello di tutti era il Sansonetti Gonfiabile, con completo di lino bianco, e maglietta del suo inutile giornalino, a mò di uomo sandwich, con capello unto e occhiali fermacapelli incorporati, svolazzante, a stringer mani e dare pacche sulle spalle.
Praticamente la mascotte della festa.
Grottesco. Forse non è cambiato molto, ne abbiamo parlato tanto, abbiamo fatto tanta autocritica ma comincio a pensare che le nostre sindromi (nostre, intese ovviamente come sinistra) non ce le toglieremo mai. E se non ce le toglieremo, scompariremo definitivamente, già ora siamo delle ombre...

ogni tanto.
Sto imparando a non dare troppo peso.
Alle sfumature.
E agli slanci.
Così ci rimango meno male quando non trovo corrispondenza.
E poi sono io la bipolare...
Ieri notte ho fatto il pieno di frasi, bellissime e slanci di affetto da film di genere.
E mentre le mie orecchie le sentivano, una parte del mio cervello mi diceva "non dare peso, non dare peso".
Forse dipende da me, dal mio stato d'animo, se io sono quieta, tutto è quieto e fila incredibilmente liscio, se invece sono inquieta, tutto va a puttane.
Ieri è stata una bella giornata, così come sabato sera.
Abbiamo tirato il fiato.
Mentre mi facevo scarrozzare in moto verso la festa della Resistenza pensavo che avevo un'incredibile voglia di ascoltare i Radiohead.
Ed ora li sto ascoltando.
The Bends, forse il loro album migliore assieme ad Ok Computer.
In una dolente domenica pomeriggio abbiamo preso la sua vecchia BMW e siamo volati letteralmente a Fosdinovo, in Lunigiana, un bel posto, col castello ed il borgo.
Lì c'era un dibbbattito con 3 b, abbiamo riso, abbiamo bevuto un bicchiere di vermentino sulla rocca, abbiamo mangiato dei cosi fritti con la crescenza, ci siamo fatti venire il malditesta dentro al museo audiovisivo della resistenza, sentito un cantante presuntuoso, visto uno spettacolo teatrale un po' strano ed ascoltato le storie "da veglia" di Maurizio Maggiani.
E sarei stata tutta la notte ad ascoltarlo, me lo sarei portato a casa questo fantastico ometto affabulatore.
Sembrava tutto perfetto.
Eravamo in armonia.
Un raro momento di sintonia.
E al ritorno sono scattate le frasi e gli slanci.
Erano una perfetta chiosa alla giornata.
Ci ho pensato, a come mai succedono questi cortocircuiti e forse lo so.
Non abbiamo allineato le nostre vite.
Lui sempre in faccende affaccendate, io che lo rincorro ma vado lenta, quindi ogni tanto arranco, e mi innervosisco perchè mi sembra tutto così assurdo, anche lui si innervosisce perchè è difficile incastrarsi nonostante si viva a meno di un chilometro di distanza, non si capacita del perchè io non convenga con lui che tutto sarebbe più semplice e naturale se vivessimo assieme, io invece che penso che se lo facessi cadrei nella trappola e non lo vedrei più davvero, seduto sugli allori del tanto mi aspetta a casa.
Sabato e domenica abbiamo tirato il fiato, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, senza impegni contingenti di circoli, politiche etcetcetc.
Eravamo 2 persone normali, per come la penso io.
E abbiamo posato le armi.
Un po' di requie, ogni tanto.
Ma che Fatica.
L'importante è non dare troppo peso, domani si ricomincia con la lotta.
Finestre
Mentre io urlavo, l'"essere" si preoccupava innanzitutto di chiudere le finestre.
E' un'immagine un po' ridicola, vista così, tu sbraiti, e lui prima di risponderti, si affanna a chiudere finestre, porte, con lo sguardo preoccupato che i vicini non sentano, quanto è stronzo.
Ognuno di noi ha 2 immagini, quella pubblica e quella privata, non coincidono mai, ma a volte sono diametralmente opposte.
Tanto premuroso e disponibile nella sfera pubblica, quanto misero e stronzo in quella privata.
Ora ci sono i vicesindaci, gli assessorati, gli arci, e tutto il resto, io, come resto, finisco in fondo a questa bella lista, come volevasi dimostrare.
Ci sono 2 tipi di persone, quelle che esternano, male, nella maniera peggiore, ma esternano, e quelle che no, che si tengono le cose dentro e te la fanno pagare col silenzio, l'atteggiamento distante ma disinvolto, tu lo percepisci, ma non ti è dato sapere il motivo.
Questo secondo tipo di persone davvero non lo sopporto. Mi stimola la violenza fisica.
Avrei dovuto tirarmela di più, essere meno presente, disponibile e partecipativa, perchè è sempre la stessa solfa: ti calpestano.
Vado al mare.
L'uomo che non deve chiedere mai (la crema).
Però andiamo presto eh? a me piace andare al mare presto, tipo essere lì per le 9 e mezzo...
Sabato notte, approfittando del collasso, punto la sveglia alle ore 8.00
G: hai puntato la sveglia?
K: sì, sì, tranquillo...
Domenica ore 8.00 suona la sveglia, Genosse russa, faccio un tentativo, provo a svegliarlo fingendo di tirargli una gomitata inconsapevole...nulla.
Provo pena per lui, e mi riaddormento con un occhio aperto.
Partiamo alle 11...arriviamo a mezzogiorno, ci accozziamo su uno scoglio.
K: vuoi un po' di crema?
G: ah no, grazie, sai, io non sono per queste cose, i profumi, le creme.
K: ma sei bianco neve, ti scotti...
Un'ora dopo.
K: scusa, ma ti faccio presente che hai la schiena fosforescente, fai te, ma se fossi in te metterei un po' di crema.
G: ah va bene, dai, grazie.
Un'ora dopo.
G: ma che fai, ti giri?
K: eh sì, il sole si sposta...(espressione tolemaica...)
G: ( insinuando tra le righe che sono un'esaltata) ah, ma tu sei una di quelle che si spostano in spiaggia in base alla direzione del sole!"
K: beh, è normale, se sto ferma sempre nella stessa posizione mi abbronzo solo da una parte, no?
Un'ora dopo.
K: vado a farmi un altro bagno, vieni?
G: no, no grazie, sto bene così.
K: uh guarda, ora anche la coscia sinistra è fosforescente, anche il petto...vuoi ancora crema?
G: ma sì, grazie, me la metti tu?
K: va bene
G: che bello, mi sento un arabo...
K: ecco, mettitela da solo
A casa.
G: diomio come frizza, guarda gli stinchi! brucia tutto.
K: eh sì, ti sei scottato (io te l'avevo detto...), uh, guarda. Sei a scacchi, coscia e stinco sinistro fuxia, interno coscia sinistro bianco, coscia e stinco destro bianco e interno coscia destro fuxia, dietro: bianco. Dai giochiamo, vuoi i neri o i bianchi? (la giusta punizione a chi mi prendeva in giro perchè mi giravo in base alla posizione del sole..).
G: stronza.
G: ce l'hai il doposole?
K: (ma tu non eri quello che le creme, i profumi...) no, ho la crema normale, la vuoi?
G: sì per favore...però dai, non siamo stati male, è andata bene no?
K: ma cos'era un test????
Da Bersani (non Samuele, Pierluigi..)
M: ciao! siete stati al mare?
K: si vede eh?
M: beh, vedevo un faro luminoso da lontano...
K: eh sì, è fosforescente
Dopo Bersani
G: aaaargh, brucia tantissimo, gli stinchi! gli stinchi! Mi metti ancora la crema per favore?
K: (ma... tu, le creme... i profumi...) va bene....
Stamattina
K: come va?
G: male, mi fa male tutto, brucia tutto.
K: ho capito, senti devo andare sono in ritardo, ti LASCIO la mia crema..
G: sì, grazie.....
In edicola
K: allora?
G: eh, prima di uscire ho messo ancora un po' di crema...
Le previsioni del tempo offerte da Kaktus
sottotitolo: mò m'o segno
Posso già informare che domani sarà una giornata di tuoni e lampi e di piogge scroscianti in Toscana, a partire dal primo mattino in zona valdinievole per proseguire in zona litoranea livornese.
Perchè lo so con questa sicumera?
Genosse: "domani ti va di andare al mare?"
Kaktus: "?!!!?!"
Genosse: "allora?"
Kaktus: "beh, sì, certo, ma non ti sentire in obbligo di andare per farmi un piacere perchè io ci vado tranquillamente da sola, cioè, non è che per forza devi venire, cioè, io preferisco mille volte andare da sola piuttosto che sapere che con me c'è una persona che viene solo per farmi un piac.."
Genosse: "basta! che palle! mi va, andiamo?dove vuoi andare?"
Kaktus (fingendo di pensarci...): "mmmmmmmm, facciamo sotto livorno? scogli? porto le pinne!"
Genosse: "le pinne???"
E' una specie di clichè, e scopro di sentirmi molto banale nel ruolo della fidanzata che rompe i coglioni perchè vuole andare al mare mentre coso non ne ha assolutamente voglia.
Settimana scorsa a cena con una coppia, lei è un po' scazzata, lui è nella famosa fase "non mi sopporto da solo", parlo con lei e viene fuori che: lei vorrebbe andare al mare ma lui non ne ha voglia e...
Kaktus: " ci sono gli afterhours l'11, ANDIAMO?!?"
Genosse: "vediamo (= no al 99%)"
Kaktus: "vabbè, anzi, IO VADO"
Fidanzata scazzata :"ahah, ma dai, anche tu dici IO VADO?"
kaktus: "eh sì...perchè anche tu?"
FS: "eh certo, per forza, lui non ha mai voglia di fare nulla, per cui gli dico IO VADO"
Kaktus: "e per caso...quando gli dici così, lui ti risponde..."
FS: "vai, vai pure"
Kaktus: "ecco, lo immaginavo.."
(risata amara di entrambe...).
Ho annotato su un foglio tutte le cose che ci siamo riproposti di fare ed i posti dove ci siamo riproposti di andare, ieri sera:
Genosse: "ecco, sai anche dove mi piacerebbe andare una volta?"
Kaktus (con tono scettico): "dove???"
Genosse: "al museo dei fratelli cervi, in moto!"
Kaktus: "maddai!!!! bello! sì, sì, aspetta che lo aggiungo alla lista..."
Genosse: "sei una stronza".
Ora, a scopo cautelativo, vado a "disboscare"...
le stellette ninja

stanotte, complice una semi-insolazione sulla schiena ed un tizio tarantolato che ogni 10 minuti cambiava posizione nel letto a mò di lancetta di orologio (dritto, spostato tutto a sinistra, spostato tutto a destra, diagonale, stella marina, ad angolo retto, acuto, mancava solo la posizione neonato con pugno chiuso e la scritta sotto "la rivoluzione non russa"...anzi russa...russa), ho DORMITO DI MERDA.
Per completare la nottata ho fatto un sogno addiacciante, in cui ogni volta che mi soffiavo il naso mi usciva del copioso sangue, denso, scuro con dentro dei pezzetti di qualcosa, intravvedevo anche pezzi di braccialetti rotti.
Mi sono svegliata MALE, ma male, male.
Sono arrivata al lavoro incazzata, ma ho fatto "ohmmmmm" e mi sono autoimposta serenità tibetana.
Oltre alle solite rotture di coglioni, in perfetta linea con la legge di Murphy, non appena la mia capa, approfittando di un momento di calma, si allontana, arriva una signora con una mazzetta di 50 schedine-50 da giocare al lotto, io sono sola, mi giostro da una parte all'altra, sembra che vada tutto bene, poi riguardo e...merda, ho giocato una schedina di 50 euro anzichè 1 euro...imbarazzo, paranoia...giramento di coglioni.
Ho bisogno di ferie, sto tirando con i denti ed ancora non so QUANDO potrò andare (qui ci sta bene una bestemmia, ma mi casso), devo prenotare il traghetto ma se non mi dicono esattamente QUANDO non lo posso fare e, così, perdo le fantastiche tariffe jackpot per la corsica, tipo: 2 persone, una moto andata e ritorno 50 neuri.
Mi girano i coglioni.
Ieri sono stata al mare e stavo davvero in pace con i miei sensi.
Appena tornata nella valle delle lacrime ho ricominciato ad andare in iperventilazione.
Ho capito qual è il problema, sono pigra, sono un diesel, odio fare le cose di corsa, in ritardo e male.
Con Genosse tutto avviene di corsa, passi una giornata di splendida lentezza, appena lo vedi, inizia la condanna: veloce! abbiamo 1 ora scarsa per mangiare, poi dobbiamo passare dal circolo a fare la biglietteria per lo spettacolo, poi qui, poi la.
E' una roba che mi mette ansia...
Fatto sta che siamo arrivati in ritardo al circolo, ad aspettarci c'era una fiumana di persone, genitori infoiati con pargoli, tutti agguerriti ed alquanto assurdi.
Ovviamente alla cassa ci sono finita io, senza resti da dare, con nessuna informazione, tutta improvvisazione.
Ho cercato di autoimpormi la solita serenità tibetana, e non farmi assalire dalla forte tentazione di uccidere con il napalm questa mandria di iene scatenate, che ovviamente non si erano disposte in diligente fila indiana alla cassa, ma erano assiepate tutte attorno alla cassa facendo l'effetto Iran post-Ahmadinejad.
Il mio adorabile compagno, nonchè esimio presidente del circolo era SCOMPARSO.
Io ero da sola in mezzo a questa folla inferocita ed urlante, senza uno straccio di resto da dare, niente di niente.
Ad un certo punto, ho mollato tutti e sono andata a cercarlo.
Era dietro la porta che faceva da bodyguard.
Con l'occhio da psycho gli ho intimato che O mi veniva a dare una mano, O me ne andavo seduta stante e lo lasciavo nella fottuta merda.
Arriva, sta 5 minuti stringendo mani e salutando persone (ora è anche una brillante figura istituzionale di questo paese di amebe...) e poi si dilegua nuovamente.
Io rientro nel delirio.
Sudo e mi trattengo.
Come al solito, per responsabilità.
Perchè mi ripeto "fai la persona seria, fai la persona seria".
Ad un certo punto, esaurita la fiumana, mi giro e c'è il fulgido presidente che fa pubbliche relazioni, mentre io sono lì che arranco, ancora da sola, alla cassa e mi risuona nella testa la frase: vado io, se vuoi vieni anche tu così mi dai una mano...il concetto di "dare una mano" si è trasformato in "immolarsi alla folla".
Prendo il cellulare, prendo una sigaretta, accendino, senza dire nulla e me ne vado.
Mentre parlo al cellulare con Medusa, vedo da lontano una testa che si sporge, è lui, il mio fantastico e altruista compagno, che mi sta cercando...
Mi domando perchè non mi porto mai delle stellette ninja in tasca...
Mi risiedo dentro, aspettando che l'esimio compagno presidente abbia finito di fare quello che deve fare, leggo, un libro.
Presente quando l'immagine che dai di te all'esterno è: "sono assorta nella lettura, temporaneamente non sono in contatto con il mondo che mi circonda, se mi rivolgete la parola mi state certamente disturbando, cioè state calpestando la mia voglia di non mettermi in contatto con voi".
Ecco, esce dalla sala un vecchio, perchè ha 60 e passa anni, è vecchio agli occhi di una 34 enne.
Mi interrompe, con la solita domanda del cazzo che la gente del cazzo fa a chi sta leggendo: "cosa leggi di bello?".
Siccome non ho nessuna intenzione, dopo aver subito mezzora di violenza psicologica dalla folla, di interagire con loro, non parlo, gli giro la copertina senza guardarlo, sperando di mandargli un chiaro messaggio "mi stai rompendo i coglioni".
No, invece questo vecchio inizia a tempestarmi di domande, dopo aver esclamato la solita frase cazzuta che la gente cazzuta dice a chi si sta facendo gli affari propri leggendo un libro, dopo avergli chiesto che cosa sta leggendo "ah, interessante...".
Inizia un soliloquio delirante, nonostante io continui in maniera esageratamente plateale a guardare il libro, poi mi fa una serie di domande personali alle quali non rispondo, se non in maniera vaga ed a monosillabi: "lei ha un figlio che fa la recita?", "vive qui vicino?", "ha FAMIGLIA?".
Man mano che va avanti il mio dubbio (non ci starà mica provando questo coso?), si fa sempre più certezza, fino a quando mi chiede "le va, una mattina, se ci prendiamo un caffè assieme?".
A quel punto la situazione è chiara, mi giro, e gli faccio: "eh?????".
Ripete la domanda, lo guardo e gli rispondo "NO (vecchio bavoso)".
Ci riprova, all'ennesimo "NO" munito di sguardo "ma che cazzo vuoi?", si arrende e si dilegua.
Rifletto: anche in spiaggia, l'altro giorno sono stata importunata da qualche arzillo vecchio bavoso, un tempo erano gli "under" che ci provavano, ultimamente sono gli "over", ma over di brutto.
Comincio a preoccuparmi...
kaktus: "vabbè se mi guarda un 30-40enne, carino, non nego che non mi dispiace, è pur sempre un punto autostima"
Genosse: "ma sentila, pure vanesia"
kaktus : "tutti guardano, anch'io guardo..., guardano anche te sai?"
Genosse: "mah, io non ci faccio caso"
Kaktus: "sì, sì, come no..."
Genosse: "io sono un ingenuo"
Kaktus: " vuoi che ti mostri tutte le copie di master 24 per dimostrarti il contrario?"
Genosse: " ma che c'entra, quelle poi le studio, giuro"
Kaktus (sarei stata curiosa se tu, invece di un'edicolante, avessi buttato l'occhio su una che vendeva concime, dove li avresti stipati i quintali di stallatico?...).
Quanno ce vò, ce vò.
Ieri sera, mentre mi trovavo in una ridente città termale fascia a sentire il comizio di Claudio Fava circondato dai soliti "noi", a ballarò si consumava una temporanea trasformazione del nostro Nichi, che dismessi i panni dell'oratore, pacato, netto, aulico e pasoliniano, incalzato dal disturbatore di turno, il maggiordomo gasparri, si incazzò, e, dopo una frase chiara, farcita da un finale, sintetico e efficace "vergognati", chiosò con un netto, onesto, liberatorio: VAFFANCULO.
Ripetuto secondariamente proprio a rimarcare lo sfogo.
Bravo Nichi, basta con l'educazione, il tuo VAFFANCULO, ha condensato il pensiero di tutti noi, perchè noi, quando guardiamo ballarò, diciamo spesso VAFFANCULO, e ci incazziamo quando vediamo voi, così miti, di fronte al fascismo verbale di questi disturbatori televisivi di professione, che hanno reso consuetudine il metodo di interrompere l'avversario mentre parla.
Quel VAFFANCULO ci voleva proprio, era un quando ce vò, ce vò, una liberazione.
In toscana, il VAFFANCULO liberatorio sarebbe stato sostituito dal classico bestemmione etrusco.
Non è un insulto diretto all'avversario, seppur degno di tale sollecitazione, ma l'enfatizzazione di uno stato d'animo che significa: basta, ora mi hai davvero esasperato, hai rotto i coglioni, ora te la dico tutta, ohhhhhh.
Ci vorrebbero più vaffanculi, ben assestati, in fondo, noi, popolo, quando litighiamo, ci mandiamo AFFANCULO, in macchina, alla cassa dell'ipercoop, in posta.
Il tuo VAFFANCULO a gasparri ti ha reso più umano, più simile a noi mortali elettori, che non siamo certo gente che si esprime in punta di forchetta quando si arrabbia, ti ha reso più umano, come se ti fossi messo le dita nel naso, o tolto lo sporco tra l'alluce e l'altro dito del tuo piede sinistro (sinistro, ovviamente).Perchè sei stato spontaneo, in quel momento, quando hai detto VAFFANCULO, riscandendolo anche una seconda volta: VAF-FAN-CU-LO, eri te, Nichi, e non stavi strizzando l'occhio al popolino bue, scimmiottando il copione populista del "sono uno di voi perchè parlo sgrammaticato e mi agito" come fa quel furbo di di pietro.
Per il resto vengo a scoprire ascoltando controradio che i supercomunisti si sono impadroniti del partito della sinistra europea, embrione bertinottiano, mai nato perchè ostracizzato proprio dai supercomunisti, bene, ed ora, i supercomunisti, si sono impossessati anche di questo guscio vuoto, rivendicano l'esclusività dell'appartenenza alla sinistra europea, soggetto che hanno sempre snobbato e criticato con tanti se e ma, insomma, i soliti distinguo dei puristi rossi.
Genosse sta tornando dalla sua 3 giorni tra i visigoti, e lo aspetta un bel ritorno rilassante in patria etrusca: un cane da abbattere, una ex fidanzata in lacrime, una fidanzata abbattuta da una situazione familiare agghiacciante, che lui parzialmente ignorava e con 2 occhi da panda per colpa dell'allergia.
Mi dispiace Genosse, ma oggi proprio non riesco ad ascoltare il tuo dolore, quello che proverai quando farai fare la puntura al tuo amato cane, purtroppo una concatenazione sfigata di eventi ha fatto sì che oggi sia una di quelle giornate in cui ho gli zuccheri molto bassi, penso e ripenso a tutto, è come se di colpo, proprio oggi, avessi scoperchiato quel coperchio di cemento armato e di rabbia assurda che tappava tutto e mi rendeva insensibile ed un po' stronza, quasi indifferente, estremamente razionale e consapevole, del fatto che mia mamma sta male e durerà poco ancora, forse, e che comunque sarà una lenta discesa, ed oggi si è aggiunto un bello scivolo (nel vero senso della parola, non solo lato), verso questa discesa, e voglio solo stare qui, fumare una sigaretta dietro l'altra ed ascoltare Beirut, piangendo, e basta, io sono forte, io sono forte, io sono forte, ma oggi, quando mi hai telefonato e mi hai detto che la metà del tuo cane stava male, che ti aveva telefonato LEI che piangeva, e che stasera saresti andato lì, dove c'è l'altra metà del tuo cane, a farlo sopprimere, a condividere il cordoglio dei vostri 2 pezzi di cane, ti ho vomitato addosso quello che non ti avevo detto fino ad ora, perchè si sa, avere a che fare con una persona che ha una malata grave a casa diventa argomento imbarazzante che crea casini, e non volevo rovinare tutto, ma mi è scattato l'egoismo, e ti ho detto tutto, proprio oggi, oggi che starai male come un cane, perchè farai sopprimere il tuo cane, ed io sono dispiaciuta davvero, ma ti ho vomitato tutto addosso, di quello che sto vivendo tutti i giorni, e l'ho fatto scentemente, perchè volevo farti sentire una merda, anche se non lo sei, perchè avevo bisogno di attenzione, perchè avrei bisogno di una persona che si prendesse cura di me, ogni tanto, non sempre eh?una persona che mi dicesse: vieni qui, stai con me, faccio tutto io, riposati, invece sento che me la devo sfangare da sola, perchè proprio stasera tu sei lì, dove stava l'altra metà del tuo cane, e dove stavi tu, a condividere il cordoglio, a consolare una persona che piange, giustamente perchè è morto il suo cane, il tuo cane, il vostro cane, invece io sono qui, a piangere da sola, mentre dico sono forte, sono forte, sono forte, dopo aver scazzato con mio padre, dopo essermi rifugiata nelle mie stanze, dopo aver cercato di rimettere una distanza tra l'emotività ed il raziocinio, e tu mi dici "dopo vieni qui, stai qui", ma non mi sembra una buona idea, perchè stasera non ce la faccio a consolarti, non ce la faccio a sentire parlare del cordoglio e dei pianti della padrona dell'altra metà del tuo cane, perchè vorrei essere io, al centro, stasera, visto che sto di merda, ma c'è anche questo, e so che tu non potresti essermi di aiuto, nè io a te, e mi sentirei in imbarazzo, a sapere che nonostante tu sia tristissimo, non avresti il coraggio di esternare come ti senti perchè hai di fronte una persona con una mamma che sta molto male.
Insomma, è meglio se sto a casa, forse, vediamo, prendo tempo, anche perchè so come sei, dici sempre così, ci vediamo dopo, poi succede qualcosa, ed i programmi cambiano.
Allora facciamo così, forse è meglio se stasera ognuno si tenga il proprio dolore. Ti farei un cd di Beirut da ascoltare, per metabolizzare, sapendo che tu stai lì, ed io sono qui, ma stiamo ascoltando la stessa musica, perchè so che ti piacerebbe, a te che ascolti Yann Thiersen quando hai gli zuccheri bassi, e che so, che stasera metterai su, perchè aiuta, calma, pacifica.
Stasera non ce la faccio ad accudirti, e tu dirai, magari, ma chi ti ha chiesto di accurdirmi?è vero, ma è così, nonostante tu sia più grande di me, mi viene istintivo accudirti, uno strano istinto di protezione, si chiamerà amore? non lo so e non me ne frega nulla, ma stasera avrei davvero bisogno di essere accudita io, e so che non sarà possibile. Oggi purtroppo, sono necessariamente molto egoista, e mi dispiace, davvero. Stasera non ti posso aiutare, perchè stasera io avrei bisogno di essere aiutata. E mi sentirei un'egoista ed un'idiota a piangerti in faccia mentre ti dico che sono davvero dispiaciuta per il tuo cane. Non sarei una buona consolatrice, no.
Gli ho fatto notare che i visigoti, da cui provengo, hanno una peculiarità, non salutano, magari si sono rivolti 4 chiacchiere la sera prima, ma quando si incrociano casualmente per strada il giorno dopo, si ignorano.
Tanta solitudine lassù a Milano, alienazione, isolamento, bolle esistenziali, poi ci fai l'abitudine, e smetti di salutare pure te.
Per il resto nella provincia toscana in cui sono catapultata anni orsono, si sopravvive, tra vaffanculi, bestemmione, buongiorni e buonasera, perchè qui, pur con una forte dose di meschinità ed ipocrisia, ci si saluta quasi sempre.
Marsiglia Marsiglia Marsiglia...magari, prima o poi...
listening: Beirut - La Llorona ( in tema con la giornata)
E ora? mi rileggo, mi rileggo, mi rileggo, fino a quando non mi vengo a noia. E mi chiarisco le idee.
Patente e libretto.
Ci vorrebbe il libretto di istruzioni.
Quando ci si conosce bisognerebbe fare come fanno i giapponesi, con un inchino scambiarsi il biglietto da visita, consistente in una brochure, basterebbe un foglio A4 pieghevole, con scritto sopra un decalogo per punti, che indica tic, pessime abitudini, errori ripetuti, con tanto di testimonianze scritte dei precedenti partner.
Ammetto i miei limiti, senza istruzioni non ce la faccio, sarà che sono stanca, più vecchia, meno illusa di 15 anni fa, ma faccio più fatica.
Certi comportamenti non li capisco, e soprattutto non riesco ad accettarli.
Fingere non mi viene bene.
Neanche fare la scacchista.
Duro poco, poi arrivata alla fatidica goccia che fa traboccare il vaso, metto da parte la maschera signorile ed esplodo per non implodere.
E così, ieri sera mi sono prodotta nella performance del lancio dei volumi di Master 24, raccolta di economia del sole 24 ore, con l'occhio sgranato, i tratti contratti, sono esplosa e, così, lasciandomi prendere dall'improvvisazione (le migliori performance nascono sempre così...) io, sulla porta, lanciavo a mo' di tiro al bersaglio, uno dopo l'altro, questi volumi, contro un bersaglio fisso seduto ieratico sulla poltrona dall'altra parte della stanza.
Passata la fase acuta di adrenalina, scatta la vergogna, così come vedere per terra il vaso in cui avevo messo a dimora i bulbi delle fresie, che crescevano, e pensavo che ogni mattina, uscendo di casa, avrebbe sentito questo buonissimo odore di vaniglia che gli avrebbe forse un po' migliorato l'inizio della giornata e, magari, avrebbe pensato a me...per terra, perchè nell'uscita finale, l'ho preso a calci facendo schizzare tutto per terra, bulbi e terra.
Certe persone riescono a tirare fuori il peggio di me.
Ma io lo sapevo che con questo sarebbe andata così, lo sapevo da sempre, fin dal primo momento ho visto un enorme, virtuale cartello al neon lampeggiante sulla sua testa con scritto "danger".
Il fatto è che, se mi abbraccia sento ancora la scossa.
Abbracci e belle frasi valgono poco ormai, perchè so che il problema è mio, non sono compatibile, non accetto, non credo più, non mi adeguo.
Allora vivo il tutto come fosse una malattia, sperando di guarire presto.
Con la speranza che sia una malattia virale, un'influenza forte, e non, come temo, una malattia cronica.
Listening to: i duellanti - Cristina Donà.
Pacificazione

Dopo 30 anni si incontrano le vedove di calabresi e pinelli, la licia, donna di profonda digninità.
Questa è sicuramente una buona notizia, e bravo Napoletano, però, mi dispiace, io non riesco e non voglio essere equidistante, visto che un uomo è stato ammazzato, gettato dalla finestra e non posso avallare nessun momento di follia o malore attivo.
La responsabilità ricade direttamente o indirettamente su calabresi.
Non giustifico la sua uccisione, ma sono convinta, che anch'io avrei brindato, se ci fossi stata.
Per il resto ho dei piedi che gridano vergogna, quindi ho speso un patrimonio in creme e callifughi...e meno male che ci sono le casse self, così non ho dovuto far sapere alla cassiera di turno i problemi relativi ai miei piedi.
I tampax costano davvero troppo.
Sto ascoltando i Diaframma, evergreen, e sto cercando di imparare a diventare egoista ed anche un po'menefreghista.
Difficile ma si può fare...
Ho scoperto solo recentemente della truffa delle uova e per chi ci sta attento a queste cose, è brutto venire a sapere che fino ad ora ha comprato uova provenienti da galline sfruttate e trattate maluccio.
Praticamente ci sono 4 tipi di uova ed ognuno ha un codice identificativo sul guscio.
0 biologiche, da galline che vivono all'aperto e razzolano libere con cibo naturale
1 allevate all'aperto
2 allevate a terra e qui scatta l'inghippo perchè su molte confezioni si vedono galline che razzolano felici, invece stanno al chiuso, solo in gabbie più grandi. da non prendere
3. in batteria
quindi vanno prese solo quelle 0 e 1.
Per non sbagliare ora prendo solo quelle biologiche.
kaktus: ciao, finisco di aggiornarti sulle novità della giornata dicendoti che anche questo mese ho fatto l'uovo...
Genosse: eh?
Kaktus: ma sì, l'uovo! quello che fanno ogni mese tutte le galline di questa terra...
Genosse (sempre perspicace..) : ma....
Kaktus: fffffffffffffff
Genosse: ahhhhhhhhh
Kaktus: eh
Genosse: ma tu di che categoria sei?
Kaktus: ovvio, categoria zero, sono biologiche le mie uova, io sono allevata all'aperto e mangio solo cibo naturale
Genosse: ah, sei ruspante te, ti ci vorrebbe un gallo allora...
Kaktus: o un pollo....
Genosse: occhio che tra poco ti usano per fare il brodo
Kaktus: eh già, a te invece manco per quello ti usano, tra poco ti tirano il collo e ciao.
Volere volare
G: vorrei che tu fossi sempre con me
K: anche quando non ci sei?!?
G: ...................................
e stasera mi ha fregata di nuovo, presi i miei fagotti e fatto retromarsh.
Secondo me c'è qualcosa di patologico nel chiedere ad una persona di stare assieme e poi prendere ed uscire sperando che questa stia lì ad attendere.
listening to: All yours, Babooshka, babooshka, babooshka-ya-ya!
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