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mercoledì, 01 luglio 2009

Emozioni

E' così. Non sono mai stata tipa da grandi gruppi, da compagnie. A me le persone piace frequentarle, conoscerle, una alla volta, altrimenti mi sento dispersiva.

E poi nei grandi gruppi mi perdo, finisco per focalizzarmi su una, due persone che mi incuriosiscono e finisco per parlare solo con loro.

Ho sempre frequentato poche persone alla volta.

Questa sera mentre trascrivevo la ricetta della mousse di lenticchie all'indiana mi sono fermata un attimo a pensare.

A pensare che questi mesi, da ottobre in poi sono stati veloci, vorticosi, convulsivi, quasi patologici.

Da metà ottobre c'è stato un vortice di cose successe così, all'improvviso, che mi hanno destabilizzata.

La caduta di Fabio è stata sconvolgente, per me che ho sempre avuto pochi amici e lui, da quando vivevo qui era uno dei pochi.

Forse per questo sento molto la sua mancanza proprio come un vuoto, perchè da quando sono qui, di persone valide ne ho conosciute ben poche, non è questione di regione, ma di numero, meno persone, realtà statiche, si rimesta nel nulla.

La sua morte ha creato una specie di data di frattura, proprio il giorno in cui andavo in manifestazione con Genosse e lo conoscevo, Fabio cadeva e la mia vita cambiava.

Non sto parlando di tutte quelle cazzate delle sliding doors, del destino e puttanate varie, è stata solo una strana coincidenza.

Mi capita ogni tanto di fermarmi a guardare la sua foto appesa alla libreria con una molletta dei panni, lo guardo e gli parlo a voce bassa, e gli dico stronzate.

Solo ora mi rendo conto davvero di come la sua ultima storia con quella pazza lo avesse ferito davvero ed ho il rammarico di non aver capito fino in fondo, anche se ne parlavamo spesso, e lo ascoltavo e gli davo consigli, di come lui fosse sensibile e vulnerabile dietro quello sguardo mite ma fiero, quasi chiuso, un po' alla Berlinguer.

Sono stati mesi di sensazioni forti, un mese e più di delirio mentale di telefonate, discorsi probabilmente assurdi su Fabio, momenti di nervi scoperti, di crisi di nervi, di strane apatie e scoppi di pianto.

Poi, passata la tormenta, un crescendo di mesi di paranoie, fino all'esplosione, a gennaio, in cui tutta la mia pazienza è esplosa e mi sono trovata ad essere totalmente me stessa di fronte ad un estraneo sul quale ci avevo ricamato molto sopra.

Mesi intensi, in totale balia delle emozioni, io di solito così controllata, mesi di altissimi e bassisimi, di corticircuiti mentali, insomma, mesi di totale rincoglionimento.

Poi ho capito che lentamente dovevo riprendere possesso del senno, e placare un po' l'emotività in esplosione, non reprimerla, ma solamente darle una forma, altrimenti sarei impazzita davvero.

Lentamente, come un gambero abbiamo (ho più che altro) fatto un passetto alla volta, tutti passi indietro, perchè in questo caso abbiamo fatto il percorso al contrario, e non è buono, pensa un po' come quando entri alle mostre e sbagli partendo dalla fine, o quando scazzi la strada segnalata dell'ikea, è un casino.

Ora capita di guardarsi nelle palle degli occhi e dirsi stupiti: "va bene no?", "sì, va bene..." con un brivido di terrore, visto che sembrava una tempesta in cui eravamo tutti e due aggrappati alla scialuppa di salvataggio sempre in procinto di finire giù e noi ci dicevamo "non ti voglio perdere, non ti voglio perdere".

Ora il mare è piatto, calmo, c'è un bel tramonto all'orizzonte, navighiamo con un piccolo gozzo, un po' disagevole perchè io ci arrivo a nuoto quasi tutte le sere con un sacchetto della spesa ed il beauty in una borsa a forma di anatra, e mi rituffo la mattina seguente, ma ora voglio che sia così, mi basta.

Mi basta addormentarsi stretti stretti e sentirmi dire "sto bene", parlare parlare di tutto (finalmente ha smesso la fase autistica), morire dal sonno mentre mi legge tutto l'articolo di d'avanzo su Papi, seguirlo alle riunioni pallosissime del circolo su tutto, e sapere che la mia opinione per lui è importante.

Le emozioni libere ti fanno sentire vitale ma se non le controlli ti portano alla pazzia.

Ciao Fabio, ti dedico "Ghost Dance" di Patty Smith, riposa in pace nei miei ricordi ed in quelli di tutte le persone che ti vogliono bene.

Ogni tanto mi immagino di raccontargli le mie dis-grazie e vederlo scuotere la testa sentenziando "bah, è vecchio".

un'altra spina tolta da: kaktus alle 00:38 | link | commenti |
autocoscienza, attentisindrome premestruale


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